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WordPress cambia le linee guida per i nomi dei plugin

Chi utilizza WordPress come programmatore o come utente, avrà sicuramente avuto ea che fare almeno una volta con i plugin di WordPress. Questi piccoli programmi sono delle estensioni, delle “braccia in più” che vengono inserite nel gestore di contenuti più famoso in assoluto per aggiungere alcune funzioni, semplificare la programmazione o integrare piccoli script che fanno riferimento a programmi esterni senza doverli programmare da zero, visto che lo ha già fatto qualcun altro.

La notizia è che WordPress cambia le regole per l’assegnazione dei nomi a questi plugin, regole che andranno a rendere più semplice capire se il plugin proviene direttamente dalla community di WordPress, se proviene da un’azienda di terze parti registrata o se proviene da altri programmatori che si basano su delle API messe a disposizione da aziende di terze parti.

Facciamo un esempio, e prendiamo ad esempio un sito come Amazon. Il plugin per inserire il link di affiliazione nella compravendita dei prodotti potrebbe essere sia prodotto da WordPress stessa, magari nell’ambito di un accordo commerciale con Amazon; potrebbe essere essere invece prodotto da Amazon stessa, che lo mette a disposizione per incrementare le vendite del suo negozio; potrebbe essere prodotto da me-programmatore che lo faccio simpatico, colorato, integrato con altri plugin e così via, ma senza avere nessun legame di alcuna natura con Amazon (se non sfruttarne le librerie che comunque sono a disposizione di tutti).

Le nuove regole, in pratica, impediranno ai nuovi plugin di avere il nome di una società registrata; insomma, nell’esempio precedente non potrò chiamare un plugin “WordPress enhancer” o “Amazon affiliation” se io non faccio parte né di WordPress, né di Amazon (solo la società che detiene il marchio potrà nominare i plugin in questo modo). In questo modo dovrebbe essere più semplice per gli utenti capire se stanno installando un plugin programmato dalla società ufficiale o se è stato messo a disposizione da sviluppatori esterni (e magari è anche migliore, ma comunque non è quello ufficiale).

Questa formula ha però delle scappatoie: innanzitutto il nome Amazon non potrà essere messo all’inizio, ma alla fine si (giusto per capire dove il plugin va a parare, altrimenti sarebbe impossibile capirlo) mentre queste regole varranno, almeno al momento, solo per i nuovi plugin che vengono sottoposti ad WordPress dall’emanazione di queste linee guida.

Per i plugin più datati, infatti, non ci sarebbe il personale, né le risorse economiche, per poter ricambiare tutti i nomi di tutti i plugin esistenti, che sono davvero troppi. In ogni caso, con il passare del tempo dovrebbe divenire più semplice per gli sviluppatori capire quale società ha realizzato quello specifico plugin, ed evitare di mettere qualcosa di non ufficiale che si “spaccia” per ufficiale e poi ha magari problemi di vario tipo.

 

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AUTHOR - Redazione

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