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Percentuale di rimbalzo: quando, perchè e come ridurla

Quando realizzate il vostro sito web, è molto probabile che andiate a misurare la cosiddetta frequenza di rimbalzo delle pagine mediante Google Analytics, lo strumento tradizionalmente preposto a questa importante funzione. In termini semplificati la frequenza di rimbalzo sta ad indicare un aspetto essenziale legato alla buona progettazione del nostro sito, visto che misura la percentuale di visite che non vanno oltre la pagina iniziale prima di uscire da un sito. Detta diversamente, questo significa che un rimbalzo elevato corrisponde ad un buon numero di visitatori che, in percentuale rispetto al totale, tende ad abbandonare subito la vostra pagina dopo essere capitati su una vostra pagina, ovvero “rimbalzano” in fretta, sono in qualche modo respinti dalla pagina, o dalla sua struttura, per le più svariate ragioni. C’è da dire che nonostante in tanti abbiano scritto che un rimbalzo elevato (considerato tale tra il 69% ed il 99%, di solito) è un fatto negativo da risolvere, nella totalità dei casi non è così.

No, la percentuale di rimbalzo non è una percentuale da minimizzare ossessivamente ad ogni costo, e questo per via della definizione stessa: se il vostro sito possiede una singola pagina significativa, ad esempio nella quale fate confluire tutti i visitatori interessati ad un’offerta o una promozione (landing page), è normale ed ovvio che tale percentuale sia elevata. Il visitatore arriva nella pagina, infatti, vi rimane il tempo necessario per fare ciò che deve e poi va via: a quel punto può essere interessante andare a misurare altre metriche come ad esempio la percentuale di uscita oppure, ancora di più il tasso di conversione della pagina. Tutto dipende dallo scopo per cui la pagina è stata progettata: i visitatori “grezzi” possono servire per valorizzare il vostro sito, farlo conoscere ed incrementarne le potenzialità, ma alla fine quello che davvero interessa sono i contatti reali che ricevete, le richieste di supporto, le vendite che effettuate (se si tratta di un ecommerce), che in media si aggirano attorno – nel caso migliore – al 2% dei click totali ricevuti sul sito.

Per quanto riguarda i blog, invece, il bounce rate è solitamente da minimizzare per valorizzare al massimo le potenzialità dei visitatori che faranno più probabilmente click su un banner, oppure saranno redirezionati su una risorsa (ad esempio a pagamento) che avete deciso di presisporre per loro. In certi casi il rimbalzo elevato è legato ad una cattiva progettazione del layout del sito, ad uno scarso o mal disposto tasso di link interni, a contenuti di scarsa qualità (classico motivo di rimbalzo elevato del sito), ad ulteriori cause legata alla scarsa fruibilità del vostro sito. Una percentuale di rimbalzo ottimale per i blog è solitamente inferiore al 50%, anche se – come detto all’inizio – non si tratta di un dato passivo bensì di una percentuale da considerare in modo contestualizzato e se effettivamente è conveniente (o possibile) per il vostro sito ridurla.

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AUTHOR - WEB Hunter

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