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Redirect 301: cos’è e perché è importante sui siti web

Un sito web, come spesso ripetiamo, è un ambiente dinamico ed in continuo divenire. Non a caso, infatti, i siti vanno costantemente aggiornati ed arricchiti di nuovi contenuti, e se vogliamo fare un buon lavoro ad un certo punto possiamo optare anche per un cambio dominio, cosa che avviene principalmente quando si passa da un dominio gratuito e di secondo livello (ciaociao.wordpress.org) al corrispettivo di primo livello (ciaociao.it).

Quando facciamo questa operazione, il redirect 301 è una parte di codice fondamentale da utilizzare per evitare di perdere quanto di buono abbiamo fatto sul vecchio dominio. Capita, infatti, di arrivare su un sito che troviamo su Google e trovare scritte a caratteri cubitali che dicono “Questo sito non è più attivo! Vieni a trovarci su…”. Questo è sbagliato.

Quando arrivo su un sito non più attivo, deve essere il dominio stesso a reindirizzarmi sul sito nuovo, senza che io non mi renda nemmeno conto della differenza intercorsa tra i due, se non mi cade l’occhio sulla barra degli indirizzi. Questo è utile nel caso di un cambio dominio ma anche quando abbiamo più domini collegati allo stesso sito, esempio classico il sito “iPhone.it” che rimanda ad “Apple.com” non appena ci arriviamo.

Il redirect 301 è un piccolo script di quattro o cinque righe che serve proprio a questo, e non è un vantaggio solamente per gli utenti che non devono compiere un passo ulteriore, quanto soprattutto per i motori di ricerca: con questo script, infatti, anche i loro spider vengono reindirizzati al nuovo sito trattandolo come se fosse il vecchio.

Inserire un redirect 301 porta infatti ai seguenti vantaggi:

  • Come abbiamo già detto, quando un utente cerca di entrare sul sito con il vecchio URL (che comunque deve sempre essere di nostra proprietà) viene mandato immediatamente sul nuovo sito.
  • Quando uno spider finisce sul vecchio URL viene portato al nuovo sito, e si limita ad aggiornare l’URL senza cambiare il rank che avevamo ottenuto sui motori di ricerca.
  • La PA e la PR del sito, oltre ai backlink, non vengono persi, perché i motori di ricerca trattano il sito nuovo come se fosse quello vecchio.
  • Si evita che per i sotto-URL (cioè per gli indirizzi che rimandano ad una pagina ben rpecisa del sito) compaia l’errore 404, pagina non trovata. I motori di ricerca valutano infatti in modo negativo la presenza di queste pagine penalizzando di fatto il sito.

Questi sono i motivi per cui uno script semplice, da sostituire al sito “in toto” (perché di fatto è come quando su un negozio vuoto troviamo il cartello “Ci siamo trasferiti al numero…”), senza però rinunciare al vecchio dominio, ci fa preservare il lavoro fatto in mesi, se non in anni, di cura di un sito web: non sottovalutiamolo, perché perdere tanto lavoro, agli occhi dei motori di ricerca, potrebbe essere un attimo.

 

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AUTHOR - Redazione

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