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Le aziende italiane perdono ben 9 miliardi all’anno a causa di attacchi informatici

Detta così, la cifra di 9 miliardi all’anno potrebbe sembrare un’esagerazione, e invece non lo è affatto, anzi.

È il dato che emerge da uno studio eseguito da aziende associate, che hanno preso in considerazione proprio lo stato delle attività italiane relativamente alla sicurezza infomatica, fornendoci questa statistica davvero sconcertante.

Si, perché spesso non ci pensiamo, ma sui nostri computer teniamo tutto. Teniamo i nostri dati personali, teniamo tutto ciò che riguarda la pubblicità, teniamo le nostre questioni economiche o finanziarie; miniere di informazioni che, a chi sa come sfruttarle, potrebbero fruttare molti soldi: soldi che vengono tolti a noi.

Perché le tecniche per “spillare” quei 9 miliardi sono così tante e così mutevoli che resta difficile guardarsi da tutte le minacce che ci possono essere, e in questo articolo ve ne riportiamo alcune, tra quelle emerse nello studio, che sono davvero banali e potrebbero capitare a tutti. Ecco perché chi gestisce un’attività, grande o piccola che sia, deve fare attenzione.

  • La situazione tipica è quella degli attacchi esterni a server privati che, però, lasciano per qualche motivo accesso alla rete. Visto che ci sono delle vere e proprie o organizzazioni che rubano i dati per poi rivenderli, è chiaro che facendo così lasciamo una porta aperta ad eventuali malintenzionati.
  • Altra situazione tipica è quella che consente di accedere a servizi aziendali da computer esterni, per dar modo ad esempio ai dipendenti di accedere da casa ad alcune parti per poter lavorare, eventualmente, senza passare dall’azienda. Spesso questi canali non creano una comunicazione sicura, che può essere sfruttata anche da altri.
  • Lo spionaggio industriale è una cosa che ci sembra appartenere a multinazionali gigantesche, ma non pensate che sia sempre così. Spesso e volentieri, aziende anche piccole e concorrenti magari si rivolgono a qualche esperto (anche adolescenti!) che si diverta ad entrare nelle altrui reti e cercare di reperire qualche file “sensibile”, per sfruttarlo a loro vantaggio, magari precedendoci su qualche mossa importante. Vi pare poco? Sono perdite economiche “celate” (magari si pensa “peccato, questo prodotto non è andato bene” quando invece la perdita dell’investimento è dovuta ad un problema pregresso di sicurezza informatica.
  • Da non sottovalutare anche uno dei dati più importanti: la sicurezza informatica non è il solo proteggersi dagli attacchi esterni, ma anche dalla sbadataggine interna. Se io metto una ringhiera in cima ad un’argine, lo faccio non perché ho paura che qualcuno possa arrampicarsi, ma perché ho paura che qualcuno cada di sotto, e questa è sicurezza. Con l’informatica è lo stesso: quante volte un dipendente sbadato cancella i file che sono in una rete comune, cancellandoli a tutti gli altri, e questo significa ore di lavoro perse per doverli riscrivere?
  • A tal proposito, anche garantire i privilegi a tutti i dipendenti e non ad un solo amministratore può essere problematico: infatti, un utente un po’ più esperto degli altri e magari scontento del suo lavoro (stipendio?) può sabotare l’attività di un’azienda. Magari sabotaggi piccoli, ma che possono creare danni, in senso economico, da non sottovalutare.

Capito adesso da quante parti possono arrivare i problemi di sicurezza?

 

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AUTHOR - Redazione

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