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Arriva il primo dominio .google: aziende registrate come domini, ma molti non sono d’accordo

Una delle costanti dei domini web, almeno fino ad oggi, era che dovevano essere riferiti a nomi generici, e non a nomi di aziende specifiche o di marchi registrati.

Si tratta(va) di una misura importante per fare in modo che sul web non ci fosse un monopolio di aziende che mettevano a disposizione domini magari gratuitamente in cambio di pubblicità, mettendo in questo modo in difficoltà tutto il mercato dei domini (se io posso registrare un dominio .it pagando 17 euro all’anno, e un dominio .google pagandone zero, quale sceglierò? Se non mi importa di pubblicizzare un’altra azienda, sceglierò quello che mi fa risparmiare di più).

Ma, come da titolo, questa regola è stata infranta per prima proprio dal motore di ricerca più importante del mondo, Google. E’ infatti disponibile online, e si può visitare liberamente, il sito blog.google, che altro non è che uno dei blog di Google che contiene una serie di novità della stessa azienda. Un sito normale, senza niente di particolare se non l’estensione del dominio, che di particolare ha tanto. Decisamente.

Come è stato possibile tutto questo? Naturalmente, tramite l’approvazione di ICANN, che evidentemente ha bisogno di soldi (nonostante, essendo un’organizzazione senza fini di lucro, dovrebbe solamente reinvestirli per i progetti legati all’assegnazione dei nomi e dei numeri, e non per scopi lucrativi… cosa che qualcuno sospetta non stia proprio facendo). La tassa che Google ha dovuto pagare, in totale, è di 215.000 dollari solo per un anno (quindi da intendersi come cifra annuale), una cifra che è altissima per un’azienda piccola, ma per un colosso del genere non è assolutamente un problema pagare. Una scelta che comunque apre la strada anche ad altri colossi che da tempo chiedono un dominio del genere, come .apple, .samsung, .canon, e poi .ford, .mcdonalds, .paribas per parlare di marchi che non riguardano l’informatica.

Naturalmente, molte aziende non ci stanno, in particolare quelle che hanno pagato tantissimo per diventare registry dei domini generici, ma anche quelle che non possono pagare cifre così alte, magari di concorrenza, e che vedrebbero un distacco in termini pubblicitari davvero enorme dalle “Aziende di serie A”, rispetto a loro che sono di “serie B”. E, se è vero che chi ha più soldi mangia di più (questo è sempre stato) è anche vero che in una vetrina pubblica, dove “la legge è uguale per tutti”, come internet, non è corretto favorire alcune aziende in questo modo. Per adesso le critiche si fermano ad una petizione, che vedremo se verrà accolta o meno.

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AUTHOR - Redazione

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