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Avete Partita IVA? È obbligatorio indicarla sul vostro sito web

Per tutti coloro che hanno una partita IVA collegata alla propria attività, e un sito web relativo all’attività stessa, sappiate che per una decisione dell’Agenzia delle Entrate di qualche giorno fa i gestori di un sito web sono obbligati ad indicarne il numero proprio sul sito.

Questo vale non solo per i siti che hanno carattere commerciale (come gli eCommerce) ma anche per tutti quei siti che hanno carattere pubblicitario o propagandistico, cioè si limitano a fare pubblicità all’azienda stessa. Per farla breve, se il sito è intestato ad un’attività commerciale di qualsiasi tipo, questa indicazione è obbligatoria, pena la sanzione che può andare da 250 a 2000 euro.

Questo deriva dal fatto che in Italia i soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione in Italia, o vi stabiliscono una stabile organizzazione devono richiedere l’attribuzione del numero di Partita IVA. Tale codice identificativo, quindi, resterà invariato, fino alla cessazione dell’attività.

L’indicazione della Partita IVA è già obbligatoria in altri ambiti (come quelli economici, insomma le fatturazioni) ma in seguito ad alcune critiche di aziende che non utilizzavano il proprio sito web per fini meramente commerciali, in cui insomma non c’era un effettivo scambio di denaro, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tale obbligo sussiste anche per queste categorie di siti web, insomma per quelli delle aziende che svolgono attività di commercio più in generale.

Nella decisione si legge che “l’obbligo di indicazione del numero di partita IVA nel sito web rileva per tutti i soggetti passivi IVA, a prescindere dalle concrete modalità di esercizio dell’attività. Di conseguenza, quando un soggetto IVA dispone di un sito web relativo all’attività esercitata, quand’anche utilizzato solamente per scopi pubblicitari, lo stesso è tenuto ad indicare il numero di partita IVA, come chiaramente disposto dall’art. 35, comma 1” del DPR 633/1972.

A questo, tuttavia, ci sono delle eccezioni: un esempio è per le società italiane che appartengono a gruppi multinazionali che non hanno uno specifico sito connesso con le attività svolte in Italia (insomma, se il sito è generico e riguarda tutto il mondo).

Inoltre, per i siti web che non sono autogestiti ma gestiti a loro volta da altre aziende (quindi i siti di secondo livello, come www.azienda.wordpress.com) non è chiaro come debba essere gestita la situazione.

Per tutti i siti personali, quindi intestati a soggetti privati che non hanno la Partita IVA, anche se svolgono qualche tipo di attività commerciale (penso alle affiliazioni) invece non sussiste l’obbligo di indicazione della Partita IVA essendo non presente, fermorestando che questa deve essere aperta in relazione alle leggi vigenti, se i guadagni superano la soglia limite per la dichiarazione degli introiti come prestazioni occazionali.

 

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AUTHOR - Redazione

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