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I bambini non sanno più usare i computer. Un panorama non roseo: vediamo perché.

Qualche giorno fa, girando su internet, mi sono imbattuto nell’ennesimo post che parlava dei prodotti Apple presentati lo scorso 9 settembre. Possono interessare, possono non interessare, ma visto che il post si chiamava “Apple presenta la sua nuova gamma di sonniferi” (potete leggerlo qui) mi ha incuriosito poter leggere un’opinione diversa da quelle di tutti gli Apple fan, peraltro scritta da un esperto di sicurezza informatica, quindi non proprio l’ultimo arrivato.

Leggo, parla degli iPhone, degli iPad Pro, poi ad un certo punto il post ha una piega inaspettata, e inizia a parlare dei bambini. Che, pare retorica, ma sono veramente il nostro futuro. E che oggi, a causa dei prodotti “user friendly”, non sanno più usare i computer.

Ma come, potremmo pensare, non sono tutto il giorno davanti agli schermi? Si, quello è vero, ma sono schermi “dorati”, che trasformano i siti in “app”, semplici, o che ti impongono di scaricare i contenuti da un solo negozio annullando così la concorrenza, o ancora che fanno pagare gli sviluppatori per sviluppare una certa applicazione. Che, se poi non è approvata da un’autorità, non viene resa disponibile agli utenti. Si parla di App Store, un po’ meno di Play Store, ma il problema è comunque rilevante.

Si perché in questo modo si annulla la concorrenza, e si annulla la libertà. Libertà di sviluppare app scomode, di passare materiale in qualche modo “proibito” ad altri utenti… Pensiamo a che rilevanza possa avere questo nei paesi dove le persone sono controllate da un regime.

E torniamo ai bambini: si sta cercando di educarli al fatto che tutto questo è la normalità. Un bimbo di nove anni, quindi già grandino, ne aveva 4 quando è uscito il primo iPad. Quando ero ragazzo io, se si voleva usare un computer per fare i giochi non dico ci volessero le righe di comando, ma quantomeno il gioco bisognava procurarselo, installarlo, controllarne le impostazioni, e questo per un bambino è uno stimolo mentale che in qualche modo ne stimola la creatività e lo induce a ragionare. Ora no. C’è un’app per questo, un’app per quello, installare è un tocco, non ci sono file, non ci sono cartelle, tantomeno un registro di sistema o un cestino: tutto è semplice, facile, ma anche filtrato e controllato.

I ragazzi oggi magari sanno accendere il computer (per ora) ma non cercano di “corrompere” il padre per mettersi al computer: cercano di giocare con il suo smartphone. Perché il computer è una cosa troppo difficile da capire, da utilizzare. Perché usare il “coso difficile” quando c’è un “coso facile” a disposizione?

Un panorama, come dicevo nel titolo, non certo roseo: il concetto è totalmente diverso, ma si sta controllando i bambini, le menti dei giovani, e non solo per una strategia di marketing, ma in qualche modo per una forma di controllo mentale. Blanda, ma pur sempre controllo, perché per loro quello è il “normale”: sono strategie che utilizzavano anche nomi come Hitler o Pol Pot per la loro propaganda. Prima bambini che denunciavano i loro stessi genitori, ora bambini, che saranno ragazzi e poi uomini, assuefatti ad una logica che limita la libertà di tutti.

Forse, con il sorriso sulle labbra e senza imposizioni a volto scoperto, 1984 sta arrivando. Perché il Grande Fratello, in qualche modo, ci osserva.

 

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AUTHOR - Redazione

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