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Il cybersquatting influisce sulle elezioni in vari stati: richieste leggi più severe

Chi si è mai trovato, almeno una volta, a dover registrare un dominio web si sarà reso conto che questa può non essere un’operazione facile. E non per questioni tecniche o cose simili, ma perché il dominio che si cerca potrebbe essere occupato: a chi non è mai capitato di voler registrare un www.cognome.it, e non trovarlo libero? Ovviamente, per un caso del genere non c’è granché da fare, perché se il nostro cognome è Rossi dobbiamo pensare che c’è qualche altro milione di cittadini che si chiamano come noi; se, però abbiamo un nome d’arte e non abbiamo omonimi, o se abbiamo un’azienda o se siamo (o lavoriamo per) personaggi in vista, ecco che le cose si complicano.

Il cybersquatting è quella pratica che consiste nel registrare domini relativi ad altre persone, o ad altre aziende, e questo fa sì che quando la persona diretta interessata ha necessità di quel dominio ha necessità di chiedere migliaia di dollari, se non anche di più, per averlo. E questo sistema è legale (o quasi completamente legale) perché vige la regola del “chi primo arriva, compra”: Mediaset, in questo modo, ha perso il dominio Mediaset.com che adesso è americano e non ha nulla a che vedere con la famiglia Berlusconi (e infatti non possono fare nulla, legalmente, per riaverlo, se non sborsare cifre esorbitanti).

In un periodo di elezioni come questo, ad esempio per quelle Francesi, molti dei candidati si sono trovati nell’impossibilità materiale di registrare un proprio dominio web, con la loro campagna elettorale: erano già stati tutti presi da “sciacalli” pronti a rivenderli fin da quando queste persone hanno presentato la loro candidatura alle elezioni. E alcuni di questi non vogliono nemmeno venderli, per una questione politica.

Immaginiamo che cosa potrebbe succedere se (con le leggi attuali è possibile) un politico candidato alle elezioni, immaginario, Tizio Caio, vedesse acquistare il dominio tiziocaio.it da persone che sono interessate a denigrarlo, magari facendo parte della forza politica opposta: potrebbero aprire un blog d’opinione dove riportano le notizie relative a Tizio Caio (che non può coprire il suo nome con il Copyright) fornendo opinioni sempre negative su quello che fa: in questo modo si possono addirittura pilotare le elezioni, e di conseguenza cambiare il futuro (perché di questo si tratta) con la sola pratica del Cybersquatting.

Queste azioni, che potrebbero sembrare poco importanti, in realtà lo sono tantissimo, e anzi hanno un’influenza non da poco: per questo molte aziende importanti si sono coalizzate per la richiesta di normative più severe su questa pratica. Normative che, peraltro, sono difficili da mettere in pratica perché la legislazione cambia, tra i vari paesi, e nessuno può impedire (ad esempio) ad un cinese di registrare il dominio di Tizio Caio. A quel punto, toglierlo diventerebbe un grosso problema.

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AUTHOR - Redazione

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