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Il “lavoro agile”, ovvero il lavoro da casa diventa legge: ecco come funzionerà

Finalmente anche il governo se ne è reso conto: il lavoro sta cambiando. Aziende, operai, scioperi sindacali stanno pian piano passando, mentre si formano nuove opportunità di lavoro perché per alcuni impieghi non c’è bisogno di stare fisicamente in azienda. Sono tutti quei lavori che si possono svolgere comodamente da casa, basta un computer, per poi recarci in azienda una o due volte a settimana e confrontarci con gli altri.

Collegato al “jobs act”, il governo Renzi ha emanato una legge che, una volta approvata, permetterà ai dipendenti che svolgono il lavoro da casa di avere gli stessi diritti e, soprattutto, lo stesso stipendio, di chi lavora in azienda, senza poter giustificare un abbassamento del compenso come “ma lui lavora da casa”.

Si tratta di una svolta abbastanza netta perché ormai da qualche anno si fa finta di non vedere che le persone possono lavorare anche da casa, e che spesso vengono assunti dei dipendenti che, con il fatto che non è necessario recarsi in azienda, vengono trattati come dipendenti di serie B. I contratti per chi lavora da casa potranno, come per i dipendenti normali, essere a tempo determinato o a tempo indeterminato, e il licenziamento andrà chiesto comunque con un anticipo di 30 giorni.

Ma è davvero utile?

Soluzione interessante, anche se non si tratta ancora di legge, ma che varrà per pochissime persone.

Sono infatti davvero poche le aziende che sfruttano questo modello di gestione, al massimo le grandi testate giornalistiche.

Si, perché in italia continuiamo a parlare di dipendenti, ma il mondo del lavoro è dambiato molto, molto più di così. Generalmente, chi lavora da casa non è un dipendente dell’azienda, ma è un collaboratore a Partita IVA, generalmente un freelance, persone per cui ovviamente non ci sono tutele.

Per un’azienda è molto conveniente affidarsi ad una persona esterna a cui non deve dare garanzie: le tasse da pagare sono minori, i rapporti possono essere anche molto duraturi (io ad esempio sono freelance per alcune aziende da cinque anni) ma c’è sempre la possibilità, dall’oggi al domani, di chiudere il rapporto di collaborazione senza alcun preavviso e rimanento comunque nell’ambito della legalità.

Oppure posso affidarmi al freelance per un solo lavoro di pochi giorni e finirla lì, terminato il lavoro, senza alcuna grana che mi ritroverei ad aver preso un dipendente.

Insomma, la legge sul lavoro agile sarà anche una bella cosa, ma è poco applicabile in un paese come il nostro, dove si continua a parlare dei “diritti dei lavoratori”, intesi come lavoratori dipendenti, e a tergiversare sulle tante persone che, a causa della perdita o della mancanza di lavoro, sono costrette ad aprire una Partita IVA con tutte le problematiche commesse. E purtroppo, per chi svolge quello che chiamano “lavoro agile”, la maggior parte delle volte la situazione è questa.

 

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AUTHOR - Redazione

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