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Parmigiano reggiano contraffatto: la caccia ai falsi si sposta online

Come mai parliamo del Parmigiano Reggiano, uno dei prodotti simbolo del nostro paese, su un sito che si occupa di hosting web? Ne parliamo perché la notizia che vogliamo riportare è un ottimo esempio di come un’azienda (in questo caso non è proprio un’azienda, è un consorzio di produttori, ma il principio è lo stesso) in questi anni debba necessariamente, a qualsiasi ambito appartenga, fare i conti con il mercato online.

Il Parmigiano è uno dei formaggi più conosciuti al mondo, ma anche uno dei più contraffatti, e questo significa che gran parte degli averi del consorzio sono spesi proprio per cercare e denunciare aziende che ne producono di falso e si appropriano indebitamente del nome. In particolare, questo succede in paesi come la Cina o gli Stati Uniti, in cui circolano molti prodotti falsi.

Ma in questi ultimi anni la tendenza di contraffazione si è spostata online: complice l’ignoranza degli stranieri relativamente ai nostri prodotti, molti siti vendono, spesso con aria ufficiale, formaggio che non è parmigiano denominandolo parmigiano.

E poco importa, in questi casi, che cosa sia scritto sulla confezione (perché la cosa più divertente è che sulla confezione, poi, nemmeno c’è scritto parmigiano…): se il sito è autorevole, o almeno lo sembra, quel sito vende parmigiano, c’è poco da fare.

È per questo che il consorzio ha stretto un accordo con NetNames, società che si occupa di scovare marchi utilizzati in modo illecito e segnalarli alle autorità competenti che, da accordi riguardanti anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio, hanno l’obbligo di prendere dei provvedimenti verso le società che falsificano i prodotti.

In pratica, quindi, la guerra alla contraffazione, che comunque perdura anche “offline”, si sposta anche sulla rete, sia per scovare i siti che vendono formaggi completamente diversi utilizzando il prodotto italiano come garanzia di qualità, sia per risalire, attraverso i siti web, alle aziende fisiche che vendono prodotti contraffatti.

Spesso parliamo di “Brand protection online”, cioè di proteggere il nostro marchio registrando quanti più domini possibili in modo che eventuali falsificatori si trovino in difficoltà nel vendere la loro merce.

Purtroppo, questo spesso non viene fatto (anche perché aziende particolari come queste non si rendono conto, almeno in un primo momento, del danno che in futuro potrebbero subirne, parallelamente alla crescita) e il fatto che non ci sia alcun controllo porta ad azioni che, in futuro, saranno ben più drastiche e anche dispendiose, come quella attivata dal consorzio.

Insomma, l’esempio del Parmigiano è solamente uno dei tanti, anche se ci riguarda da vicino, di contraffazione che passa anche per il web. Ma bisogna sempre considerare che, anche nel piccolo, ciò che da anni succede al consorzio potrebbe succedere anche a noi. Ed è una cosa da non sottovalutare.

 

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AUTHOR - Redazione

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