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Internet e le Piccole e Medie Imprese: gli errori più comuni da evitare

Le Piccole e Medie Imprese e il Web Marketing non sono ambiti che vanno particolarmente d’accordo.

Secondo uno studio Europeo, infatti, ben l’83% delle PMI in Italia non ha un sito web aziendale, e siamo nel 2015; ma non si tratta della classica statistica “perché l’Italia”, poiché addirittura in Germania, che consideriamo sempre tecnologicamente avanzatissima, addirittura l’87% delle PMI non ha un sito.

È un numero altissimo, che ci fa capire come il comparto non è tanto bistrattato, quanto assolutamente sconosciuto.

E non è finita qui: tra le Piccole e Medie Imprese, chi ha un sito non lo aggiorna, perché oltre il 79% dei siti web presi in considerazione dallo studio non era stato aggiornato da più di un anno.

E visto che Google cerca quanto più possibile contenuti freschi, recenti, e da loro la precedenza quando una persona compie una ricerca online, si capisce bene come ai fini dell’ottimizzazione un sito che non viene aggiornato è un sito che non esiste,

Vediamo quindi quali sono gli errori più comuni che le PMI fanno nell’utilizzo di internet, e cerchiamo di capire come evitarli.

I clienti che arrivano dal web sono clienti come gli altri

Il primo errore che le imprese fanno è quello di non considerare i clienti che possono arrivare dal web.

Praticamente, considerano un cliente che non arriva da internet come di “serie B”, perché c’è una mentalità piuttosto provinciale in cui “l’amico dell’amico” è ok, è il cliente top, mentre quello conosciuto su Google è uno che viene e va.

Non è così: dall’altra parte dello schermo ci sono persone reali, persone che cercano una cosa a cui sono interessati, e se non hanno amici che propongono quel servizio lo cercano chiaramente in internet, laddove prima c’erano le meno immediate Pagine Gialle. E se la nostra impresa in internet non c’è, troveranno un’altra impresa simile alla nostra…

Il nipote quindicenne non è un web designer

Il secondo errore che viene fatto comunemente è quello di prendere un web designer di quindici anni, come il nipote o il figlio del cugino che “sa andare al computer”.

E lo dico perché io stesso a 15 anni ho fatto il web designer, mi hanno pagato (giustamente) poco, da quindicenne, e il sito oggi non c’è più. Sito fatto con le capacità di un quindicenne, chiaramente.

Senza nulla togliere ai ragazzi, ovviamente, a loro si può far fare il sito del circolo del calcetto, ma per un’attività ci vogliono persone serie che lo fanno di lavoro. Un ragazzo non ha le conoscenze di programmazione e ottimizzazione necessarie ad un’azienda, assolutamente.

I siti web vanno aggiornati

L’ultimo errore, che si rifà a quello che dicevamo prima, è il fatto che se un’azienda si affida ad un professionista, poi paga ed è finito tutto.

Bisogna ricordare che un sito è un impegno costante, è come una pianta, che se non la annaffi muore, e il sito muore se non si aggiungono contenuti.

Bisogna creare una sezione news da aggiornare almeno una volta a settimana, e se non ci possiamo permettere di farlo noi bisogna investire almeno 20-50 euro al mese per farlo fare a qualcuno.

Sembra una cosa stupida, ma anche un cliente al mese riuscirà a ripagare quell’esile costo. Se i clienti sono due, abbiamo già avuto un guadagno. Per cui, perché aspettare?

 

 

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AUTHOR - Redazione

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