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Professione Influencer: ha senso affidare la nostra pubblicità a queste persone?

Se fossimo bambini che vanno a scuola, potremmo fare un gioco: indicare i mestieri che fanno i nostri genitori. E così si inizia con falegname, dottore, farmacista, programmatore, ingegnere, e così via. Probabilmente tra qualche anno qualche bambino risponderà a questa domanda con “Mio papà fa l’influencer!”.

Si, perché sembra che l’influencer, che non è quella persona che ti passa l’influenza, sia diventato un lavoro vero e proprio, che ci sono persone che di lavoro fanno questo. Ma chi sono questi e, soprattutto, chi li paga?

Gli influencer sono persone che fanno, in principio, qualsiasi altro lavoro. Magari si occupano di vestiti, o di animali, o ancora di tecnologia, e iniziano a fare semplicemente delle recensioni su un blog personale dei prodotti che hanno comprato. Gli utenti si fidano, comprano a loro volta quelle cose, poi discutono dell’acquisto, insomma un procedimento in cui si viene a creare una reciproca fiducia. Poi ci sono persone che cercano le recensioni di quel cellulare, di quelle scarpe, di quel videogioco, e così via, e trovano la recensione. Una recensione che però non è tecnica, quindi fatta da un sito di esperti di tecnologia, di moda, di meccanica, ma da una persona come noi, quello che potrebbe essere il nostro amico.

Insomma, quella persona che non sta a guardare il calo di frame rate del videogioco o che fa i test con il cromografo per i led del televisore Full HD, ma che ti dice “è troppo grosso e non entra in salotto”, un problema molto più comune tra gli utenti normali che non la luminosità dei led.

Pian piano queste persone si rendono conto di essere punti di riferimento per le altre, e così da un lato qualcuno chiede “se facessi una recensione di questo tuo prodotto a X follower, quanto mi dai?” alle aziende; dall’altro lato sono alcune aziende stesse che pagano perché l’influencer faccia delle recensioni. E quando di recensioni ne fai un certo numero, diventa praticamente una professione.

Ora, per diventare una persona del genere ci vuole un buon punto di partenza, ad esempio essere famoso per qualcosa, e poi ci vuole tempo e soprattutto passione; ma per un’azienda è conveniente affidarsi a personaggi del genere?

Ci vorrebbero degli studi di comparazione tra la pubblicità tradizionale e quella, innovativa, fatta in questo modo, ma in generale la risposta è positiva. Perché un utente comune si fida più della persona “normale”, come lui, che gli parla con entusiasmo di una cosa che non di un sito che magari si occupa di recensioni del genere quotidianamente. Quante volte avete comprato un cellulare, addirittura una macchina, o un oggetto per la casa, perché ve ne ha parlato l’amico? Ecco, proprio quello.

Insomma, se c’è un prodotto su cui vogliamo puntare vale la pena di affidarci, magari affiancandolo alla pubblicità tradizionale, a persone del genere: dovremo pagare, chiaramente, ma il ritorno, almeno “a sensazione”, in mancanza di studi oggettivi, sembra buono. Un’opportunità quindi su cui magari non puntare tutto, ma comunque da prendere in considerazione.

 

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AUTHOR - Redazione

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