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Riprova sociale: ciò che le persone dicono di noi influenza gli altri clienti

Quando siamo clienti, non siamo mai soli. Sono pochissime le aziende che possono permettersi solo quattro, cinque clienti (studi di architettura, magari, o comunque attività che lavorano talmente in grande che per un lavoro impiegano anni e che non possono permettersi tantissimi committenti) mentre la maggior parte, che vende prodotti di consumo, deve averne quanti più possibile.

Ma quali sono, tra le tante, le cose che inducono un cliente a comprare? Una è sicuramente, la riprova sociale. In pratica, se gli altri clienti si sono dimostrati soddisfatti dell’acquisto che hanno effettuato, probabilmente lo sarò anch’io, o quantomeno sarò più incline ad acquistare quello specifico prodotto.

Il passaparola è ovviamente il miglior sistema, perché se un amico o un conoscente ti parla con entusiasmo del prodotto, essendo persona che conosci e che stimi, sarà molto più facile che tu arrivi a comparalo; ovviamente un’azienda può fare passaparola in modo limitato, e anche se può convincere dipendenti e amici ad acquistare un proprio prodotto perché inisino ad utilizzarlo, lo sperimentino, capiscano che sia utile e poi ne parlino agli altri, comunque non si possono raggiungere le masse in questo modo.

Con internet, ovviamente, le cose cambiano: in questo caso non ci si affida più alle persone fisiche ma alla rete, perché si possono trovare tantissime opinioni riguardo ad un acquisto, tante più di quelle che avremmo addirittura potuto sognare arrivare da persone fisiche…

Ora, questo è uno svantaggio e un vantaggio al contempo, per l’azienda: svantaggio perché i clienti non si controllano, e se il prodotto non va bene il nuovo cliente ci mette un attimo a scoprirlo; vantaggio perché se va bene abbiamo tanta pubblicità, e spinta ad acquistare, che è completamente gratuita.

Molti siti fanno affidamento sul “Dicono di noi”, che può essere vero (citando altri siti che hanno parlato del nostro prodotto) o spudoratamente falso (inventando recensioni di persone inesistenti, con il volto di plastica trovato su Google). Da evitare assolutamente le seconde, perché a parte che ci si potrebbe chiedere perché una persona mandi la sua foto, nome, cognome, dati e recensione alla ditta che gli ha venduto magari un apribottiglie (…) ma poi quando ci sono queste recensioni la truffa è dietro l’angolo, per cui chiunque va a cercare su Google altre opinioni di quel prodottl scoppiandoci in pochi minuti se i clienti non sono soddisfatti.

Più utili invece i like su Facebook e i followers su Twitter: nonostante si possano comprare, un alto numero di persone che ci seguano ad oggi è percepito come indice di qualità dagli utenti. A meno che andiamo a comprare follower coreani con nomi coreani (e allora ci accorgiamo subito che qualcosa non va) se anche li acquistiamo a pagamento, o pubblicizziamo a pagamento la pagina su Facebook o Twitter riusciremo ad ottenere del like; in entrambi i casi abbiamo pagato per averli, è vero, ma allo stesso tempo il nuovo cliente che arriva sul nostro sito non lo sa (è questo il bello del fatto che le persone in internet non si conoscano); per cui lui vede 1000, 2000, 100000 follower, di cui alcuni (“invogliati” da noi) commentano positivamente: il risultato sarà una riprova sociale alta, che opportunamente valorizzata permetterà di ottenere un discreto numero di vendite in più rispetto al normale.

 

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AUTHOR - Redazione

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